Giu
04
2016

Il coro a Waldorf

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Il viaggio, dal 25 al 31 maggio, ha visto il Coro del Collegio impegnato nel programma dello Jugendkirchentag a Offenbach, nella cerimonia di inaugurazione dell'evento e in un concerto su Aliceplatz; quindi il coro ha cantato nel corso del culto di domenica con la comunità evangelica riformata del pastore Ludwig Schneider; ha fatto una visita e un concerto pubblico a Waldorf (città fondata da esuli valdesi); ha ricambiato la visita con il Firstwald Gymnasium di Moessingen, il cui coro si era già esibito a Luserna S Giovanni, e ha partecipato a un concerto a tre cori, unitamente a quello del liceo e dei bambini.

Il coro del Collegio fa notizie anche sui giornali tedeschi.....

Partire. Partire con una trentina di ragazzi di età variabile, dai 12 ai 24 anni, dalle Valli, da Torino, dal Collegio, tutti uniti per formare un Coro, quello del Collegio, appunto, alla volta della Germania. Dopo i fitti scambi di mail per preparare il viaggio, dopo le giornate scolastiche dense di impegni, partire, finalmente, è stato quasi un sollievo; significava gettarsi a capofitto nell'avventura insieme con la direttrice, Raffaella Azzario,  sapendo che avremmo dovuto condividere tutto coi nostri ragazzi e essere per loro un punto di riferimento; significava anche avere in mente degli scopi, tenere presenti dei motivi che non sapevamo se e come si sarebbero attuati.
E' col viaggio di ritorno che ho fatto il punto della situazione.
 La "mission" del coro di stringere i legami col mondo protestante tedesco e di tenere alti il nome e la fama del Collegio si era senz'altro realizzata:  attraverso la musica, grazie al suo linguaggio internazionale, creando o partecipando a eventi che ci consentono di condividerla, riusciamo a dire chi siamo e in quali valori crediamo.
La musica. Qualcosa che consente anche a persone estremamente timide o riservate di esprimersi,sentendosi parte di un gruppo; non di nascondersi dietro il gruppo, ma di comunicare grazie al gruppo. E le giornate passate insieme, tra prove e esibizioni, aiutano le voci e gli strumenti a ascoltarsi, a correggersi, a fondersi man mano gli uni con gli altri. 
Il gruppo. Forse non sono tutti sempre studenti perfetti, ma sono ragazzi che devono dimostrare in occasioni come queste senso di responsabilità, disciplina e autodisciplina, capacità di cooperazione, capacità di adattamento e di elasticità rispetto alle ovvie piccole difficoltà organizzative; esperienze di questo tipo li mettono alla prova, certo, ma li aiutano a crescere.
La relazione. Incontrare altre persone, che magari parlano lingue diverse, e hanno un'età molto differente dalla propria, che vivono in situazioni diverse dalla nostra semplice quotidianità, cercare il dialogo, il gioco, anche la competizione, all'insegna del rispetto dell'altro, queste sono altre occasioni educative preziose.
La scuola: abbiamo perso giornate di scuola a fine anno. Si, è vero, abbiamo perso giornate sui banchi della scuola; abbiamo guadagnato moltissime occasioni didattiche importanti, non quantificabili in "ore-lezione" di poche materie tradizionali.
Ho trovato il senso ultimo del mio impegno in questo viaggio, il senso che si può leggere dietro alle fotografie e ai commenti dei ragazzi, dietro ai ricordi loro, di Raffaella e miei.
E ne sono felice.
 

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